Tutti gli articoli di Dr. Adolfo Renzi

La diarrea del viaggiatore

 La diarrea del viaggiatore

Per chi è in partenza, sopratutto verso certi paesi, può essere utile leggere questo brevissimo vademecum su uno dei disturbi più frequenti in estate: la diarrea del viaggiatore.

 La diarrea del viaggiatore: epidemiologia

La diarrea del viaggiatore può colpire fino all’80% dei viaggiatori che si recano in destinazioni con standard igienici non elevati ed è associato all’ingestione di acque e cibo contaminati.

 La diarrea del viaggiatore: sintomi

La diarrea del viaggiatore può essere accompagnata da nausea, vomito, crampi addominali e febbre. Vari batteri, virus e parassiti possono causarla.

 La diarrea del viaggiatore: terapia

È importante, specialmente per i bambini, evitare la disidratazione mediante l’assunzione costante di liquidi sicuri (acqua imbottigliata). La maggior parte degli episodi di diarrea sono autolimitanti con guarigione in pochi giorni, quindi niente panico… Il farmaco di elezione è la rifaximina, un antibiotico intestinale da associare, se le scariche sono eccessive, ad antidiarroici (loperamide).

 La diarrea del viaggiatore: profilassi

Importante sapere che l’uso di questi farmaci, antibiotici ed antidiarroici, come profilassi, è sconsigliato.

 La diarrea del viaggiatore: ulteriori consigli 

Se la diarrea produce una severa disidratazione o non risponde alla terapia entro 3 giorni si deve consultare un medico.
L’unica strategia efficace per prevenire tutto ciò è il rispetto delle norme igieniche che metterà al riparo non solo dalla diarrea ma anche da altre comuni malattie a trasmissione oro-fecale.

Ernia Iatale – Sintomi – Terapia –

Ernia Iatale

L’ernia iatale è una malformazione dello stomaco molto frequente. Si stima che sia presente in 6 persone su 10. Più che una patologia vera e propria è una condizione anatomica che può essere congenita o acquisita.
Si tratta di una sorta di risalita di una piccola porzione di stomaco dalla cavità addominale a quella toracica. A separare queste due cavità vi è un muscolo, il diaframma, a forma di cupola con un foro chiamato iato esofageo. Normalmente l’esofago attraversa questo foro e raggiunge lo stomaco posto pochi centimetri più sotto, nella cavità addominale.
Nei soggetti con ernia iatale il foro diaframmatico si allarga facendo sì che una parte di stomaco, risucchiato verso il torace dai movimenti respiratori, possa entrare nella cavità toracica generando, così, l’ernia iatale.
Alla base dell’ernia iatale potrebbe esserci una specifica alterazione genetica; certamente è favorita da particolari condizioni quali obesità, gravidanza, traumi, allenamenti con i pesi, abiti troppo stretti.
L’ernia iatale, di per sé, ha sintomi molto sfumati quali lieve difficoltà alla deglutizione, sensazione di non riuscire a completare un respiro profondo. Purtroppo però l’ernia iatale favorisce il reflusso di acido dallo stomaco all’esofago (reflusso gastro esofageo). I sintomi di questo reflusso includono: bruciore di stomaco, dolore sotto lo sterno, dolore tra le scapole e rigurgiti di cibo acido. Non di rado sono presenti anche sintomi cardiaci (palpitazioni) che inducono i pazienti a rivolgersi, in prima battuta, al cardiologo. Spesso riferiti, anche sintomi a carico della laringe (abbassamento della voce, solletico in gola) e del cavo orale (alitosi, carie da reflusso acido).
Come si cura l’ernia iatale? Per prima cosa bisogna arrivare ad una diagnosi attraverso alcuni esami specifici, quali la gastroscopia che permette anche di diagnosticare l’eventuale presenza di una infezione da Helicobacter Pylori.
La terapia si basa su un’alimentazione controllata, alcuni comportamenti prudenti e sull’uso di specifici farmaci. In specifici casi si può ricorrere ad una terapia chirurgica mini-invasiva.

Prurito anale cause cura

Prurito anale sintomi cause cura

Il prurito anale è un sintomo, non una patologia. Esso non è specifico di alcuna affezione ma è spesso presente in malattie dermatologiche, proctologiche e internistiche. In taluni casi il prurito anale diventa insopportabile ed il soggetto pratica il grattamento che , oltre a provocare delle lesioni anali, è talvolta incompatibile con una vita di relazione socialmente normale dato che può occorrere in qualsiasi momento della giornata ed a volte il bisogno di grattarsi è irrefrenabile.

Cause :

  • diabete
  • gravidanza
  • sudorazione
  • coito anale
  • terapie antibiotiche
  • dismicrobismo intestinale, diarrea
  • scarsa igiene perianale
  • eccesso di uso di carta igienica e/o saponi aggressivi
  • micosi (fungo)
  • herpes simplex e zoster
  • parassitosi
  • dermatiti

Cause proctologiche

  • emorroidi
  • ragadi
  • fistola
  • m. di Crohn
  • RCU
  • condilomi
  • incontinenza fecale

Come è ovvio il trattamento del prurito anale è strettamente legato a quello della causa scatenante ma alcuni importanti suggerimenti generali possono essere:

  • Detersione anale post defecatoria con prodotti specifici
  • Evitare uso di carta igienica
  • Evitare indumenti contenenti fibre sintetiche
  • Regolarizzare l’intestino
  • Abolire spezie, cibi picanti, caffè

Patologie rare

Patologia Anorettali | Melanoma Anale |Tumori Retrorettali 

Si tratta di un gruppo di malattie che giungono alla osservazione del chirurgo molto raramente per la loro scarsa frequenza. Per questo è’ indispensabile che la loro diagnosi ed il loro trattamento vengano effettuati in centri di riferimento altamente specializzati che ne raccolgono un numero maggiore acquisendo un’esperienza che porta ai migliori risultati terapeutici.

MELANOMA ANALE
Il melanoma del canale anale è raro e viene diagnosticato nella maggior parte dei casi durante una visita per i disturbi proctologici più comuni. Per questo motivo la sua diagnosi non è quasi mai precoce e la sua prognosi spesso infausta.
Si presenta come un nodulo unico o multiplo, scuro o francamente nero (anche se è possibile incontrare lesioni acromiche) a superficie spesso ulcerata e sanguinante,
I suoi sintomi più frequenti sono rappresentati da ematochezia, prurito e tenesmo mentre il dolore è già un segno di invasione locale.
La diagnosi è essenzialmente clinica e va seguita da accertamenti strumentali (rettoscopia, colonscopia, TAC o RMN addomino-pelvica, PET) e soprattutto da una biopsia per la tipizzazione e la stadiazione della malattia.
La terapia chirurgica è indispensabile e spesso è necessaria una amputazione addominoperineale allargata per rimuovere oltre al tumore anche le sue stazioni linfonodali satelliti pelviche ed inguinali.

GIST RETTALE
I tumori stromali gastrointestinali (GIST) sono rari e quelli del retto ne rappresentano solo il 5% del totale. I pazienti che ne sono portatori riferiscono sintomi aspecifici quali difficoltà di evacuazione, sanguinamento ed a volte dolore. La diagnosi è sia clinica (si apprezza all’esplorazione una massa della parete rettale) che strumentale (TAC, RM, colonscopia con esame bioptico per riscontro istologico ed istochimico) e serve a scegliere l’approccio terapeutico più indicato. Questo può andare dalla asportazione locale (transanale o con TEM) fino alla necessità di resezioni del retto più o meno ampie.

TUMORI RETRORETTALI
Sono un’entità rara e nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni cistiche (epidermoidi, dermoidi, teratomatose) anche se si possono riscontrare neoformazioni a diversa componente cellulare (tumori neurogeni, ossei, connettivali) a partenza da tutti i tipi di tessuti presenti nello spazio retrorettale. I sintomi sono spesso sfumati (dolore rettale o perineale, disturbi della defecazione) e la diagnosi è clinica (riscontro di una formazione che protrude nel retto spingendone in avanti la parete posteriore). E’ indispensabile l’esecuzione di una RM pelvica (oltre che di una colonscopia) per la valutazione delle dimensioni della lesione e della sua precisa localizzazione. Si consiglia di non eseguire biopsie per la possibilità di infezione o di diffusione locale della malattia. La stadiazione della malattia ne indica il migliore approccio chirurgico per la sua asportazione (via addominale, transanale con TEM, posteriore). L’esame istologico definitivo può consigliare la necessità di un’eventuale ulteriore terapia medico-chirurgica.

ULCERA SOLITARIA DEL RETTO
Questa alterazione anatomica e funzionale del retto è sempre concomitante alla presenza di un prolasso rettale interno ed è probabilmente secondaria ai microtraumi della mucosa rettale contro la parete del retto anormalmente contratta. Ne derivano sanguinamento, perdite mucose ma sopratutto lo stimolo continuo a defecare che obbliga il paziente a passare ore nel tentativo di svuotare il retto. Queste spinte continue ed eccessive instaurano un circolo vizioso che può portare ad un peggioramento dei disturbi anche legato al secondario cedimento e discesa del pavimento pelvico.
La diagnosi è clinica, radiologica (Rx defecografia) ma sopratutto endoscopica (riscontro dell’ulcera) ed istologica (per escludere infiammazioni di altro tipo o tumori).
La terapia è all’inizio sempre conservativa con consigli atti a migliorare l’evacuazione abbinati ad un trattamento locale con farmaci specifici (mesalazina, cortisone). Possono essere utili cicli di riabilitazione del pavimento pelvico (biofeedback) se eseguiti in centri di provata esperienza. Nei casi con sintomatologia più importante e non responsivi al trattamento conservativo può essere discussa con il paziente l’eventuale necessità di un intervento chirurgico. Questo deve sempre essere eseguito da uno specialista che deve essere in grado di scegliere la tecnica che più si adatta al caso specifico (rettopessi, resezione-rettopessi, interventi transanali).

Incontinenza fecale

Incontinenza fecale | Sintomi | Diagnosi | Cura |

L’incontinenza fecale rappresenta l’incapacità di controllare, in un tempo e in un luogo socialmente idonei, l’evacuazione del contenuto intestinale, sia esso caratterizzato da feci solide, liquide o da gas. Non è facile determinare l’esatta incidenza dell’incontinenza fecale nella popolazione generale a causa dell’imbarazzo e delle difficoltà di molti pazienti a esporre il loro problema. Sicuramente l’incidenza aumenta progressivamente con l’età ed è variabile in base al sesso: nelle donne tra i 40 e i 50 anni è 9 volte superiore rispetto agli uomini della stessa età, per verosimili correlazioni con i traumi ostetrici; infatti, il 3% delle donne presenta incontinenza temporanea o permanente dopo un parto vaginale.
È importante rilevare che l’incontinenza non è una malattia, ma il sintomo di un evento patologico. Le cause sono molto numerose, ma tutte si estrinsecano con uno o più dei seguenti meccanismi:

  • – alterata consistenza fecale (diarrea);
  • – alterata capacità o sensibilità del reservoir rettale (neoplasie rettali, pelviche, malformazioni,
    fecalomi, prolasso rettale);
  • – anormalità degli sfinteri o del piano perineale (iatrogena da interventi ostetrici o proctologici,
    sindrome del perineo discendente, lesioni spinali o cerebrali, diabete ecc.).

Diagnostica clinica
I pazienti possono essere incontinenti per feci solide, liquide o per gas intestinali, ma ciò che condiziona notevolmente la qualità di vita di queste persone è la frequenza delle perdite, che può essere giornaliera, settimanale o mensile.
L’incontinenza da urgenza allo stimolo è caratterizzata dalla necessità immediata di defecare, pena la manifestazione dell’incontinenza qualora il bagno non sia disponibile. Il paziente quindi si accorge di avere l’ampolla rettale piena, ma non riesce a trattenere l’espulsione delle feci. Questo tipo di incontinenza è comune nei pazienti con alterata capacità del reservoir rettale o con alterata funzionalità degli sfinteri anali. L’incontinenza passiva si verifica in assenza dello stimolo a espellere il bolo fecale; pertanto, il paziente, non avvertendo mai alcuna sensazione proveniente dal retto e dall’ano, non riesce a controllare in modo consapevole i movimenti dell’intestino e le feci vengono espulse involontariamente. Questa condizione è comune, invece, nei pazienti con alterata sensibilità dell’ampolla rettale e dell’apparato sfinteriale. In quest’ultima tipologia di incontinenza rientrano anche le condizioni determinate da un’alterata consistenza fecale: feci non ben formate o completamente liquide (diarrea). In molti pazienti, soprattutto anziani, all’incontinenza può associarsi una dermatite anale e perianale, fonte di prurito e bruciore locale, causata dall’azione irritativa costante delle feci sulla cute. Inoltre non è di raro riscontro l’associazione con l’incontinenza urinaria. Un’approfondita anamnesi è il primo passo fondamentale per una corretta valutazione del paziente con incontinenza fecale. L’entità e le modalità d’insorgenza dell’incontinenza sono desunte proprio dal colloquio con il paziente, definendo in primo luogo la consistenza delle feci, in quanto può essere essa stessa, come abbiamo visto in precedenza, la causa dell’incontinenza. In questi casi la scala Bristol è un fondamentale elemento di valutazione; inoltre, è ormai sempre più chiaro che un corretto atto defecatorio non è determinato solo dal sincronismo tra il retto e l’ano, ma anche dalle dinamiche muscolari tra torace, addome e perineo, oltre che da una corretta postura. Ecco perché un adeguato esame clinico, in un paziente con incontinenza fecale, dovrebbe tenere sempre conto delle sinergie muscolari (che possono essere agoniste o antagoniste), della funzione del muscolo puborettale e del pubococcigeo, del riflesso di difesa perineale, nonché dell’esame posturale. I parametri ottenuti vanno valutati allo scopo di riconoscere e definire il loro potenziale ruolo negli aspetti funzionali dell’incontinenza, in modo da poter prospettare al paziente, laddove possibile, un trattamento riabilitativo che corregga tali parametri alterati e migliori significativamente la sua condizione.

L’esame clinico si esegue preferibilmente in posizione di Sims nell’uomo, mentre nella donna è da preferire la posizione litotomica, che consente una completa visualizzazione del perineo. All’ispezione potranno essere evidenti le cicatrici di pregressi interventi (tra cui quelle di eventuali episiotomie durante il parto già evidenziate in anamnesi), irritazioni anali e perineali e, dopo il ponzamento, la presenza di un prolasso rettale, anche esterno. All’esplorazione digitale dell’ano potrà essere subito evidente un ipotono anale, espressione di un deficit sfinteriale, sia a riposo sia dopo la contrazione massima volontaria.

Allo stesso tempo il dito esploratore può constatare la completezza circonferenziale sia dello sfintere interno sia di quello esterno, ovvero soluzioni di continuo degli sfinteri stessi. Inoltre, l’evidenza dell’utilizzo dei muscoli agonisti (glutei e adduttori) da parte del paziente durante la contrazione è indice di un’incapacità a selezionare adeguatamente lo sfintere anale per la realizzazione dell’atto richiesto, che può essere causa dell’incontinenza. Talvolta può accadere che il paziente contragga i muscoli addominali (sinergie antagoniste), che ostacolano la chiusura dell’ano, creando un incremento della pressione endoaddominale che si oppone all’azione di contrazione dello sfintere stesso. L’identificazione di tali dissinergie è fondamentale ai fini terapeutici, perché è soprattutto in questi casi che la riabilitazione del Pavimento Pelvico può determinare notevoli benefici.
La funzione del muscolo puborettale viene valutata con l’esplorazione rettale e il suo rilassamento può apparire assente, incompleto o paradosso.
Il test del pubococcigeo si esegue posizionando un dito a uncino nel canale anale, in modo da valutare la capacità del muscolo in termini sia di forza sia di durata.
Il riflesso di difesa perineale deve essere preso in considerazione come espressione delle corrette dinamiche toracoaddominoperineali. Esso valuta, infatti, l’azione del Pavimento Pelvico durante l’espirazione forzata; infatti l’espulsione dell’aria dai polmoni genera un incremento della pressione addominale e toracica. Al paziente viene quindi chiesto di fare un colpo di tosse, in modo che l’esaminatore possa osservare la contrazione dei muscoli perineali, che possono avere una fisiologica risalita (riflesso presente) o una patologica discesa (riflesso assente), che se marcata, può essere associata a perdita di aria, di feci liquide o addirittura di urina. La constatazione dell’assenza del riflesso merita l’indicazione al trattamento riabilitativo. Anche la postura del paziente può alterare le statiche pelviche e quindi essere una delle cause di dissinergia del Pavimento Pelvico.
L’esame posturale va pertanto sempre eseguito, con un semplice filo a piombo, per valutare in particolar modo la lordosi lombare. Infatti, in base alla gravità, l’iperlordosi lombare, presente in molti pazienti con incontinenza, può modificare la capacità di contrazione sfinteriale.

Diagnostica di laboratorio e strumentale
La diagnostica di laboratorio non fornisce dati significativi. Un paziente può essere affetto da incontinenza fecale senza avere alcuna alterazione nei valori degli esami ematochimici.
È necessario eseguire in tutti i pazienti una rettosigmoidoscopia o meglio ancora una pancolonscopia al fine di escludere la presenza di neoplasie rettali, proctiti o patologie coliche prossimali. L’ecografia transanale, eseguita con sonda a 360° da 10 MHz, rap-presenta l’esame di scelta nello studio dell’incontinenza anale. Ha una sensibilità e una specificità vicine al 100% nell’identificazione dei difetti sia dello sfintere interno sia di quello esterno ed è fondamentale nella valutazione dell’estensione di tali difetti. La manometria anorettale consente la valutazione funzionale dell’apparato sfinteriale e dei riflessi, nonché la compliance rettale. Per meglio comprendere l’utilità e il ruolo di questo esame strumentale, possiamo paragonarel’apparato sfinteriale alla ruota di un’auto: l’ecografia transanale consente di valutare l’integrità del copertone, mentre la manometria ne misura la pressione. A tale proposito, in presenza di un’integrità anatomica sfinteriale, ma con una pressione non adeguata, dovremo pensare a una non corretta trasmissione degli impulsi nervosi agli sfinteri. L’incontinenza sarà in questo caso di origine neuropatica (neuropatia del pudendo).
La defecografia dinamica valuta le modificazioni del Pavimento Pelvico e dell’anoretto durante la defecazione e consente di evidenziare la presenza di un rettocele, di un enterocele, e/o di un prolasso rettale concomitante.